Sarrocchi Margherita
Varianti del nome
Margherita Sarrocchi, Margherita Sarrocchia, Margherita Sarocchia
Data di nascita
1560 ca.
Luogo di nascita
Area napoletana
Data di morte
29 ottobre 1617
Luogo di morte
Roma
Breve biografia
Dubbi luogo e data di nascita (zona napoletana, attorno al 1560). Margherita Sarrocchi, nata in un’abbiente famiglia borghese originaria di Gragnano, rimane precocemente orfana del padre Giovanni (è ignota l’identità della madre). La sua prima educazione è affidata al cardinale Guglielmo Sirleto, amico paterno, nominato bibliotecario apostolico nel 1570: la giovane Margherita, seguita da maestri autorevoli, può così acquisire solide conoscenze nelle più varie discipline (secondo alcune fonti, sarebbe stata formata nelle lettere da Rinaldo Corso e negli studi di aritmetica, geometria e astrologia da Luca Valerio). A metà degli anni Settanta, grazie all’intercessione dei suoi precettori, allaccia un rapporto solido e duraturo con la nobile famiglia romana dei Colonna: si lega particolarmente a Felice Orsini, moglie di Marcantonio Colonna, da lei salutata nel giovanile sonetto encomiastico Muzio, che novo Artofilate, l’Orsa. Il suo talento precoce non tarda a mostrare i suoi frutti: stando ad alcune testimonianze, si dedica in giovane età alla composizione di un commentario su Giovanni della Casa, a una traduzione dal greco all’italiano del poemetto Ero e Leandro di Museo Grammatico e, infine, a un commento delle rime di Petrarca, lodato da Alessandro Tassoni; nessuna di queste opere però ci è pervenuta. Alla lirica Sarrocchi si avvicina a partire dall’età di quindici anni; il suo è un impegno costante e sistematico che si protrae fino al 1594, anno in cui la giovane confessa, in una lettera indirizzata ad Ascanio Colonna (ArchCol, Sezione IV, Corrispondenza), di essere impegnata nella revisione dei testi in vista di un’edizione a stampa. Solo pochi componimenti, pubblicati in sillogi e antologie dell’epoca ci sono pervenuti. Noto il caso dei due sonetti indirizzati a Torquato Tasso, uno dei quali trova menzione in una lettera del 24 agosto 1583 a Maurizio Cattaneo (Guasti, 1854, n° 250), recentemente rinvenuti da Alba Coppola: nei suoi sonetti di “risposta” Tasso sembra esprimere una certa ammirazione nei confronti della poetessa, riconoscendone le notevoli doti letterarie e ringraziandola per l’aiuto offertogli nel difficile periodo della detenzione nell’ospedale di Sant’Anna. Degno di nota anche un terzo sonetto tassiano (La bellezza e ’l valor di nobil Alma), in cui si elogia il poema Scanderbeide. Alla fine degli anni Ottanta, Sarrocchi si sposa con Carlo Birago, nobile milanese di cui possediamo notizie solo frammentarie e che muore prima del 1613, anno di una lettera in cui Galilei informa l’amico Luca Valerio dello stato di vedovanza della donna. La vicinanza del marito all’entourage di Marcantonio Colonna favorisce senza dubbio il rapporto sodale di Margherita Sarrocchi con il cardinale Ascanio, che diviene ben presto interlocutore privilegiato a cui sottoporre le proprie fatiche letterarie. La fama di Sarrocchi non tarda a diffondersi anche fuori dall’ambiente romano: Aldo Manuzio, che in una lettera del 1585 celebra la bellezza della poetessa, le indirizza alcune epistole; il poeta Muzio Manfredi, in una lettera inviata a Sarrocchi il 22 giugno 1591, la considera una delle più eminenti poetesse della sua epoca accanto a Vittoria Colonna e Veronica Gambara; il cosentino Scipione Pasquali, vescovo di Casale Monferrato, le è legato da un solido rapporto amicale. Controverso il rapporto con Giovanbattista Marino, con il quale, probabilmente, Sarrocchi ha un legame sentimentale. L’inizio della loro amicizia si può collocare nei primissimi anni del Seicento, periodo in cui i due si indirizzano vicendevoli composizioni celebrative. Il rapporto si incrina dopo qualche anno, forse nel 1605, quando Marino comincia a criticare pubblicamente la condotta morale della donna: il napoletano, dopo la morte della poetessa, giungerà a definirla con toni derisori «loquacissima Pica», disprezzando altresì il suo versificare. Il rapporto turbolento con Marino non impedisce alla poetessa di curare solidi rapporti con le più importanti famiglie del tempo, in particolare con i Farnese, come testimoniano due sonetti rinvenuti in un manoscritto conservato presso la Biblioteca Nazionale di Napoli (Colombo, 1992). Negli ultimi anni di vita, Sarrocchi è particolarmente legata a Luca Valerio, maestro della giovinezza, che in più occasioni, secondo la testimonianza di Giano Nicio Eritreo, più tardi ripresa da Angelo Borzelli, avrebbe contribuito a contenere il carattere irruente che la donna avrebbe assunto in età matura: sulla veridicità di questa testimonianza permangono dei dubbi e il racconto di una tale Sarrocchi potrebbe essere frutto di un tentativo di discredito dei suoi detrattori. La vicinanza di Valerio si rivela, dunque, fondamentale in questi anni e contribuisce in modo decisivo alla nascita del rapporto epistolare con Galileo Galilei, al quale la poetessa, forte del sostegno del vecchio maestro, spera di sottoporre la Scanderbeide. Nell’epistolario di Galilei, il nome di Sarrocchi ricorre con insistenza a partire dall’aprile 1609, quando, giunto a Roma per presentare le sue scoperte, soggiorna presso l’abitazione della poetessa. La corrispondenza epistolare con Galilei è essenziale per Sarrocchi e costituisce ad oggi un importante documento della storia redazionale del poema. Sarrocchi lavora alla Scanderbeide fino alla sua morte, avvenuta il 29 ottobre 1617, ma la sua fatica (se si esclude l’edizione parziale e colma di errori del 1606) non arriva ai torchi. Proprio Luca Valerio riesce, pochi mesi prima della sua morte (7 gennaio 1618), a promuovere la pubblicazione del 1623, consegnando nelle mani di Giovanni Latini, nominato erede universale del patrimonio della defunta, i manoscritti del poema. Viene sepolta nella Basilica di Santa Maria sopra Minerva a Roma. Molti sono i componimenti funebri a lei indirizzati: si ricordano, fra i tanti, il sonetto Quilla dotta Sarrocchi, oimè s’asconde del giovane cosentino Francesco della Valle, nipote di Sertorio Quattromani e suo grande estimatore, e il distico elegiaco in versi latini di Luca Valerio (Margaris hic recubat Phoenix fortissima/ duri Temporis, at Similis Spes Superata iacet).
Totale componimenti disponibili - Tipologia e metro
9 componimenti, tutti sonetti
Sonetti
9
Manoscritti
Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Gal. 23, ff. 8r-17v [lettere autografe a Galileo Galilei]
Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Gal. 95, f. 33r [lettera autografa a Guido Bettoli]
Parma, Biblioteca Palatina, Parm. 299, ff. 51r-52r [2 son.]
Presenza in antologia
Presenza in edizioni di opere di altri autori
Iasolino, 1588: c. GGg1v [1 son.]
Marino, 1602: 225 [1 son.]
Altre opere
Scanderbeide
Edizioni di altre opere
Edizioni moderne di altre opere
Scanderbeide
De Blasi, 1930 [estratti]
Russel, 2006c [traduzione integrale inglese, estratti in lingua originale]
Iconografia
1 ritratto [De Blasi, 1930: tav. XXIII]
Autore scheda
Serena Mauriello, Angelo Chiarelli
Data creazione scheda
23.04.24
Data aggiornamento scheda
09.05.25
Revisore scheda
Priscilla Santoro
Data revisione scheda
06.01.26
Stato della scheda
Revisionata






