Morato Olimpia

Varianti del nome

Olimpia Fulvia Morato, Olimpia Morata, Olympia Morata, Olimpia Fulvia Morato Grünthler

Data di nascita

1526

Luogo di nascita

Ferrara

Data di morte

26 ottobre 1555

Luogo di morte

Heidelberg

Breve biografia

Olimpia Fulvia Morato nasce a Ferrara nel 1526, figlia di Fulvio Pellegrino Morato (ca. 1483-1548) e di Lucrezia Gozzi di Ferrara. Nella Sposizione del pater noster dello stesso Pellegrino Morato viene menzionata come cognata di Teofila Gozzi, monaca in San Gabriello di Ferrara. La città di Mantova contende a Ferrara l’onore di averle dato i natali, ma tale disputa sembra derivata dal fatto che suo padre fosse di origine mantovana (Bandini Buti, 1941-42). Dopo un periodo trascorso a Vicenza, dove la famiglia si era trasferita nel 1532, la poetessa fa ritorno nella sua città natale nel 1539. In gioventù riceve un’educazione raffinata dal padre, un noto umanista e professore universitario; nel 1540, all’età di quattordici anni, entra a far parte della corte Estense, come damigella al servizio di Anna d’Este (1531-1607), primogenita del duca Ercole II d’Este (1508-1559) e di Renata di Francia (1510-1575). Presso la corte continua i suoi studi classici sotto la guida del padre e di due precettori tedeschi, i fratelli Johannes e Kilian Sinapius, originari di Schweinfurt, nella Baviera settentrionale (Saracco, 2012). Si dedica allo studio del greco e del latino, approfondendo altresì la grammatica, la retorica, la geografia e soprattutto la conoscenza dell’Antico e Nuovo Testamento. L’umanista Ortensio Lando (1510-1558), nelle Lettere di molte valorose donne nelle quali appare non esser né di eloquentia né di dottrina alli huomini inferiori, la annovera tra le figure capaci di lasciare un’impronta nel panorama culturale e letterario del tempo, lodandone le prose, insieme a quelle della principessa Anna d’Este, di Margherita di Navarra e di Isabella Sforza. Il biografo e umanista Lilio Gregorio Giraldi (1479-1552) nei suoi Dialogi duo de Poetis nostrorum temporum (1551) ne esalta le rare capacità intellettuali e la vasta cultura.

Tra 1540 e il 1548, la poetessa vive in un ambiente intellettualmente aperto e stimolante, dove circolano liberamente le nuove idee della Riforma (Caretti, 1942; Saracco, 2012). In quegli anni la corte di Ferrara costituisce un rifugio per gli intellettuali inquisiti e condannati per le loro convinzioni religiose, formando una piccola enclave di simpatie protestanti. Influenzata dalle idee di Renata di Francia, si converte definitivamente al protestantesimo dopo il matrimonio, avvenuto tra il 1549 e il 1550 con il medico riformato tedesco Andreas Grünthler (ca. 1506-1555). Nel 1548, rientrata a corte a seguito della malattia e della successiva morte del padre, si accorge che il clima è mutato: il riavvicinamento degli Este alla Chiesa Cattolica e la crescente pressione dell’Inquisizione e dei Gesuiti sul duca Ercole II e su Renata di Francia rendono il culto protestante sempre più pericoloso. Sebbene non sembri essere stata coinvolta in accuse religiose, la perdita della protezione da parte di Renata di Francia la induce a lasciare l’Italia. Il 12 giugno 1550, insieme a suo marito e al fratello di otto anni, Emilio, arriva in Germania, a Kaufberen, dove, presso il consigliere di re Ferdinando, continua a occuparsi di poesia e di studi religiosi, come aveva fatto in Italia. Nell’estate del 1551 marito e moglie si spostano nella città nativa di lui, Schweinfurt, dove lei si occupa anche dell’educazione di Theodora, figlia di Johannes Sinapius. Complice il sempre più elevato rischio di pestilenze legato alla presenza dei soldati in città, suo marito viene nominato medico e lei, incoraggiata da Celio Secondo Curione (1503-1569), un professore universitario amico di suo padre, inizia a tradurre salmi in greco e mantiene una fitta corrispondenza con i riformatori di tutta Europa. Scrive in latino, poiché è una lingua internazionale che le permette di comunicare con numerosi intellettuali della comunità umanistica, proiettandola nelle vicende europee.

La situazione a Schweinfurt, già occupata da truppe spagnole insediate da Carlo V, si aggrava ulteriormente nel 1553, durante la cosiddetta Seconda Guerra dei Margravi (1552-1555) a causa delle occupazioni da parte prima dei soldati di Albrecht Alcibiades (1522-1557), duca di Brandeburg-Kulmbach e poi delle truppe dei vescovi di Bamberga, Würzburg e Norimberga. In conseguenza di un devastante incendio che distrugge tutti i beni della famiglia, compresa la biblioteca e gli scritti originali della poetessa, sono costretti a fuggire di città in città, attraverso la Franconia, rifugiandosi in un primo momento ad Hamelburg, da dove però presto vengono cacciati. Dopo varie peregrinazioni giungono nel 1554 a Heidelberg, dove il marito riceve un incarico alla facoltà di medicina dai Conti di Erbach (Saracco, 2012) e la poetessa inizia a insegnare greco e latino, su invito dell’umanista Jacobus Micyllus (1503-1558). Le condizioni economiche dei due coniugi sono molto difficili.

Durante il suo ultimo anno di vita, l’autrice riesce a ricostruire a memoria alcune delle sue opere distrutte, a ricostituire la sua biblioteca con l’aiuto di Curione, che le procura alcuni libri, e a riprendere i contatti con alcuni famosi riformatori. Tuttavia i disagi patiti ne hanno scosso la salute e si ammala di tubercolosi. Il 26 ottobre 1555 muore a Heidelberg (Saracco, 2012). Viene sepolta nella chiesa di San Pietro e nello stesso sepolcro la raggiungeranno, in meno di due mesi, il marito e il fratello, uccisi dalla peste che dilaga in città. La maggior parte dei suoi scritti sono perduti nell’assedio di Schweinfurt, ma suo marito riesce a salvarne alcuni e inviarli a Celio Secondo Curione: ne derivano tre edizioni delle sue opere, nel 1558, 1562 e 1570. Nel 1580 si aggiunge all’elenco una ristampa della terza (Caretti, 1942). Curione ne pubblica le opere latine e greche e ne raccoglie le lettere, i frammenti di opere, i giudizi e le lodi che le dedicano i dotti d’Europa. L’epistolario viene arricchito successivamente da nuove acquisizioni e da scritti giovanili. Difficile dire se Curione sia intervenuto sulle lettere per modificarne la forma o il contenuto, dato che gli originali non sono ancora stati rintracciati. Molte figure di spicco collaborano all’impresa delle edizioni delle sue opere, soprattutto dopo l’uscita della prima nel 1558.

Totale componimenti disponibili - Tipologia e metro

8 componimenti, di cui 5 epigrammi (in greco) e 3 carmi (in latino)

Altri metri

5 epigrammi in greco [Morata, 1580: 239-43]

3 carmi in latino [Morata, 1580: 243-4]

Manoscritti

Regensburg, Staatliche Bibliothek, 999/Lat.rec.107, ff. 85r-87r [3 epigrammi, 3 carmi]

München, Bayerische Staatsbibliothek, Opp. 100, ff. 244v-249r [5 epigrammi, 3 carmi]

München, Bayerische Staatsbibliothek, Rem.IV 435, ff. 238v-244v [5 epigrammi, 3 carmi]

Regensburg, Staatliche Bibliothek, 999/Lat.rec.40, ff. 239r-244v [5 epigrammi, 3 carmi]

Presenza in antologia

Lehms, 1715: 175-6 [1 carme, 1 attribuzione dubbia]

Gamba, 1832 [1 lettera]

Altre opere

Tre In Ciceronis Paradoxa proemia, composte prima del 1542

Laus Q. Mutii Scaevolae, composta nel 1542-3

La traduzione di due novelle del Boccaccio (Ser Ciappelletto e Abraam giudeo), pubblicata nel 1562

Due dialoghi (Lavinia Ruverensis Ursina et Olympia Morata colloquuntur; Theophila et Philotina colloquuntur), composti dopo il 1548

La riduzione in versi greci di otto salmi davidici (in esametri greci i salmi I; II; XXIII; XXXIX; LXX; CCXXV, in strofe saffiche il salmo XLVI, in distici il salmo XLVI)

52 epistole, pubblicate integralmente nel 1580

Edizioni di altre opere

Morata, 1558 [14 epistole, 3 proemia, 1 Laus, 2 dialoghi, 3 epigrammi, 3 carmina, 8 salmi]

Morata, 1562 [52 epistole, 3 proemia, 1 Laus, 1 traduzione, 2 dialoghi, 5 epigrammi, 3 carmina, 8 salmi]

Morata, 1570 [opera omnia]

Morata, 1580 [opera omnia]

Edizioni moderne di altre opere

Caretti, 1940 [epistolario]

Caretti, 1954 [epistole, dialoghi, carmina]

Ferrero, 1967 [epistolario]

Paladino, 1913-27 [epistolario]

Parker, 2003 [traduzione integrale inglese, estratti in lingua originale]

Attribuzioni dubbie o erronee

Quam miserum est tanto seiungi tempore amantes, altera cum nescit alter pars ubi sit, distico  conteso con autore non identificato, cfr. Lehms, 1715: 176.

Iconografia

Incisione in Celio Secondo Curione a Olimpia Morata (1554), rappresenta da un lato l’Italia dolente in abiti di donna di corte, dall’altro lato la Germania trionfante, addobbata con un collare con una testa di leone. Ai piedi delle figure un’immagine corrucciata di una donna con un globo tra le mani, a rappresentare il mondo disprezzato. In alto, Cristo accoglie Olimpia.

Fonti

Componimenti in onore di Olimpia Morata, scritti durante la sua vita (Parker, 2003: 208-13): Lilio Gregorio Giraldi per Olimpia Morata; Didacus Pyrrhus a Olimpia Morata, 1548; Jacob Micyllus alla donna Olimpia Morata, moglie di Andreas Grunthler; PetrusCcortonaeus a Olimpia Morata, 1555; Gilbertus Cognatus a Olimpia Morata; Theodor Zwinger di Basel a Olimpia Morata.

Epitaffi da parte di uomini dotti (Parker, 2003: 214-23): Caelius Secundus Curio, endecasillabi sull’apoteosi di Olimpia Fulvia Morata; Jacob Micyllus, un epitaffio per la donna Olimpia Fulvia Morata; Kilian Sinapius, epitaffio juris consultus Olimpia; Caspar Stiblin Olimpia, 1 ecloga.

Osservazioni e note

Difficile dire se Curione sia intervenuto sulle lettere per modificarne la forma o il contenuto, dato che gli originali non sono ancor stati rintracciati. L’unica lettera che finora è possibile confrontare con l’edizione a stampa è quella che Olimpia scrisse alla sorella Vittoria Morata da Heidelberg l’8 agosto 1554, originariamente in italiano e tradotta da Curione per la pubblicazione. La traduzione attesta tante varianti operate da Curione, che inducono a non escludere altri suoi interventi all’interno delle opere.

Inoltre, sappiamo che prima di affrontare il commento ai Paradoxa di Cicerone, la poetessa aveva già scritto una Defensa di Cicerone contro alcuni detrattori dell’oratore latino. L’opera non ci è pervenuta, ma una lettera di Celio Calcagnini permette di stabilire che fu composta nel 1540 e che costituisce la sua prima prova letteraria (Calcagnini, 1608: 454).

I salmi da lei tradotti vennero musicati dal marito Grünthler, ma non vi è una vera e propria edizione in musica.

Autore scheda

Federica Scippa

Data creazione scheda

24.05.24

Data aggiornamento scheda

19.06.24

Revisore scheda

Priscilla Santoro

Data revisione scheda

31.12.25

Stato della scheda

Revisionata

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