Franco Veronica
Varianti del nome
Veronica Franca
Data di nascita
1546
Luogo di nascita
Venezia
Data di morte
1591
Luogo di morte
Venezia
Breve biografia
Veronica Franco nasce nel 1546 a Venezia da Francesco, “cittadino” e dunque di buona posizione sociale, e Paola Fracassa. La madre, cortigiana, avvia la figlia alla medesima professione, ed entrambi i loro nomi compaiono nel Catalogo de tutte le principal et più honorate cortigiane di Venetia, stampato alla fine degli anni Cinquanta. Si sposa giovanissima con un medico, Paolo Panizza, da cui a 18 anni è già separata. Mentre è in procinto di partorire il figlio di un «Jac. De Baballi», detta il suo primo testamento conservato, che risale al 10 agosto 1564. Sono poi documentati altri tre figli: Enea, avuto dal gentiluomo veneziano Andrea Tron; Marina, forse adottata; un terzo di cui è padre Guido Antonio Pizzamano. Nel secondo testamento pervenuto, risalente al 1570, Franco stabilisce un lascito che, in mancanza di eredi, sia dato “a due donzelle da bon per il suo maritar”, o “a due meretrice, che volesser lassar la cativa vita e maritarsi, o monacharsi”; in questo stesso documento menziona anche Andrea quale “fiol de anima” nato da una sua cameriera. Nel 1580, durante un processo per “sortilegi” ed “invocazioni diaboliche” intentatole da Rodolfo Vannitelli – precettore di suo figlio Achilletto, forse figlio del ricco commerciante Giacomo di Baballi o Bobali di Ragusa nominato nel primo testamento – dichiara di aver partorito sei volte. Il processo a suo carico si conclude in due sole sedute con l’assoluzione. Nel 1587 è lei a denunciare al Sant’Uffizio un vicino per aver compiuto dei malefici. Una tradizione di origine sette-ottocentesca lega il suo nome alla Pia Casa del Soccorso per meretrici pentite che la stessa Franco avrebbe contribuito a fondare stilando una supplica autografa da inviare alle autorità veneziane. Tuttavia, il confronto tra questo documento e la grafia di altri testi e sottoscrizioni autografe della poetessa esclude che lo scritto possa essere di sua mano. Priva di fondamento storico è altresì l’ipotesi di una crisi religiosa che Franco avrebbe avuto negli ultimi anni della sua vita. L’autrice si spegne il 22 luglio 1591 a San Moisè, dopo 20 giorni di febbri, a 45 anni. Da una lettera indirizzatale in quello stesso anno da Muzio Manfredi si apprende che stava lavorando ad un poema epico.
Veronica Franco incarna il prototipo della “cortigiana onesta”, ovvero una donna di piacere che unisce al fascino e all’avvenenza una solida preparazione culturale. È inserita in modo organico all’interno del più importante cenacolo intellettuale della sua città, ovvero il salotto di Domenico Venier. Il nome di quest’ultimo non compare nelle opere della scrittrice, ma a lui sembrano indirizzate alcune rime e lettere da cui si desume che egli abbia svolto per lei il ruolo di mentore e correttore di versi. Marco Venier, parente alla lontana di Domenico, sembra esser stato l’uomo a cui Franco è stata sentimentalmente più legata. La sua fama di cortigiana raggiunge l’apice quando nel luglio 1574 la Repubblica di Venezia offre al re di Francia Enrico III, in visita ufficiale, di trascorrere una notte con lei. Nel 1575 o 76 riunisce i suoi capitoli in terzine insieme a quelli altrui di proposta e risposta (25 testi in tutto, di cui 18 suoi) nel volume delle Terze rime, dedicato al duca di Mantova e Monferrato Guglielmo Gonzaga. Nel 1580 pubblica le sue Lettere familiari a diversi, dedicate a Luigi d’Este cardinale di Ferrara. Le lettere sono quasi tutte prive di destinatario tranne la prima, a Enrico III, e la ventunesima, al pittore Jacopo Robusti detto il Tintoretto. Probabilmente nel 1575 cura anche il volume delle Rime di diversi eccellentissimi auttori nella morte dell’Illustre Sign. Estor Martinengo Conte di Malpaga (s. n. t.), esponente dell’illustre famiglia bresciana, che milita al servizio della Repubblica di Venezia contro i Turchi: oltre a 9 sonetti di Franco, la raccolta comprende, tra gli altri, anche testi di Domenico e Marco Venier, Orsatto Giustinian e Celio Magno. Con le Terze rime Franco crea una raccolta composta di soli capitoli che si differenzia dal prevalente modello di canzoniere petrarchesco-bembiano. I testi hanno un taglio squisitamente epistolare e la presenza di proposte e risposte di altri interlocutori fa assumere alla raccolta le sembianze di un vero e proprio carteggio in versi. Con un tono colloquiale e discorsivo, Franco mira a presentarsi come donna dotata di straordinarie qualità amatorie e intellettuali, sensuale e al contempo fortemente legata ai valori della cultura. Frequente è la risemantizzazione in senso erotico di topoi e stilemi petrarcheschi ed epici. Tema ricorrente nei suoi capitoli è anche l’orgoglio patriottico per Venezia, celebrata per la sua nobile storia, le sue bellezze naturali e la preminenza politica e commerciale. L’autrice esprime contenuti inediti profondamente connotati dal punto di vista del genere, come ad esempio l’orgoglio per la propria professione, proclamato con accenti di calda sensualità, e l’esplicita affermazione del desiderio femminile. Da questo punto di vista, l’impegno letterario di Franco mira anche a contrastare l’abbondante produzione satirica contro le cortigiane che caratterizza il panorama editoriale veneziano a partire dagli anni Trenta del Cinquecento. Si pensi ad esempio a testi come La puttana errante (in cui si mette alla gogna la cortigiana Elena Ballerina) e la sconcertante Zaffetta (in cui la cortigiana Angela è vittima di uno stupro di gruppo), risalenti al 1531 e di cui è autore Lorenzo Venier, fratello di Domenico. Con il figlio di Lorenzo, Maffio, Franco instaura una tenzone poetica per ribattere al duro scherno con cui questi l’aveva colpita nei capitoli Franca, credéme, che per San Maffio e An, fia cuomodo? A che muodo zioghemo? e, soprattutto, nel sonetto caudato (di 128 versi) Veronica, ver unica puttana. A questi testi denigratori Franco risponde con pacatezza e verve argomentativa, facendo leva sulle proprie doti di scrittrice per ribaltare le offese subite. Altri sonetti della poetessa, oltre ai nove contenuti nella raccolta per Estor Martinengo, si conservano nelle sue Lettere familiari a diversi (Come talor del ciel sotto umil tetto e Prendi, re per virtù sommo e perfetto, ad Enrico III e ispirati dall’incontro con lui); nel Panegirico per il dottorato del giurista padovano Giuseppe Spinelli (A la tua ceda ogni regale insegna); nel Canzoniere del padovano Bartolomeo Zacco, conservato manoscritto alla Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia (Dolce del vostro amor mi è indizio stato e D’alzarmi al ciel da questo stato indegno, il primo in memoria di sua figlia Daria e il secondo a ringraziamento delle lodi da lui ricevute); nella tragedia Semiramis del cesenate Muzio Manfredi (Ecco del tuo fallir degna mercede, contenente un elogio dell’opera).
Totale componimenti disponibili - Tipologia e metro
33 componimenti, di cui 15 sonetti, 18 capitoli in terza rima
Sonetti
15
Capitoli in terza rima
18
Manoscritti
Venezia, Biblioteca Nazionale Marciana, ms. It. IX 14 (6988), ff. 77r e 82v [2 son. a Bartolomeo Zacco]
Edizioni di Rime
Presenza in antologia
Martinengo, 1575: cc. [11]v-[15]v [9 son.]
Bergalli, 1726b: 18-26 [2 son., 2 cap.]
Presenza in edizioni di opere di altri autori
Altre opere
Lettere familiari a diversi
Edizioni di altre opere
Edizioni moderne di altre opere
Attribuzioni dubbie o erronee
Il sonetto Ite, pensier fallaci e vana spene, che parla di un pentimento religioso, non può essere di Franco, come a lungo è stato ritenuto, perché compare nel ms. 91 della Biblioteca del Seminario Vescovile di Padova (c. 73v) datato agli anni 1520-1530, dunque prima della nascita di Franco. Il sonetto è ivi attribuito a Veronica Gambara, così come anche nelle Rime di diversi nobili poeti toscani curate da Dionigi Atanagi nel 1565, motivo per cui è più probabile che sia da riferirsi alla poetessa bresciana.
Iconografia
1 ritratto attribuito a Jacopo o Domenico Tintoretto o a loro seguaci, Portrait of a lady, Worcester Art Museum, Massachussetts [Rosenthal, 1992, 346-7; Bianchi, 2013a: 112-3; Crivelli, 2014: 318; Deiters, 2022: 272-4]
1 incisione con Ritratto di Veronica Franco, XVI secolo, Venezia, Biblioteca Nazionale Marciana, creata per il frontespizio delle Terze rime [Croce, 1949; Croce, 1953]
1 ritratto in smalto donato a Enrico III di Valois, re di Francia, perduto [Croce, 1953: 1; Lawner, 1988: 82; Mazzucco, 2009: 512-3; Bianchi, 2013: 119-20; Crivelli, 2014: 317-8]
Studi
Adler, 1988; Bianchi, 1993; Bianchi, 2013a: 81-125; Calitti, 1998; Casagrande di Villaviera, 1968: 235-72; Chierichini, 2013; Cox, 2008; Cox, 2013; Crivelli, 2005; Crivelli, 2014; Croce, 1949; Croce, 1953; Dazzi, 1956; Deiters, 2022: 272-4; Diberti Leigh, 1988; Favretti, 1992; Frugoni, 1954; Graf, 1888; Jones, 1986; Jones, 1991; Jones, 2005; Land, 2003; Manca, 2016; Mancini, 1992; Maraini, 1992; Masson, 1976: 145-68; Mazzucco, 2009; Milani, 1985; Milani, 1996; Perocco, 2006; Phillippy, 1992; Ray, 2009; Robin, 2007; Rosenthal, 1992; Schiavon, 1978-1979; Scrivano, 1966; Tassini, 1888; Wojciehowski, 2006; Zorzi, 1986.
Autore scheda
Veronica Andreani
Data creazione scheda
24.04.24
Revisore scheda
Priscilla Santoro
Data revisione scheda
07.01.26
Stato della scheda
Revisionata






