Folch di Cardona Maria
Data di nascita
1509
Luogo di nascita
Napoli
Data di morte
9 marzo 1563
Luogo di morte
Napoli
Breve biografia
Figlia di Giovanni di Cardona, conte di Avellino e di Giovanna Villamarino (sorella della più celebre Isabella di Sanseverino). Appartenente all’antico e nobile casato dei Folch de Cardona, eredita in giovane età, sotto la tutela del nonno e poi dello zio, la Contea di Avellino e il Marchesato di Padula assegnata a Giovanni e Antonio da Cardona nel 1507 da Ferdinando il Cattolico. Sposa in prime nozze Antonio Guevara, figlio del conte di Potenza e, in seconde nozze dopo la sua morte, il cugino Artale di Cardona, figlio di Pietro, conte di Golisano. Rimasta ancora una volta vedova nel 1536, contrae nuove nozze, su suggerimento di Carlo V, con Francesco d’Este, figlio naturale del duca di Ferrara, Alfonso. Il matrimonio si celebra a Napoli nel 1540 alla presenza del viceré Pietro de Toledo. La poetessa scrive numerose lettere al cognato Ercole II, oggi conservate presso l’Archivio di Stato di Modena, nelle quali parla del suo matrimonio, non sempre sereno a causa del carattere irruente del marito, e del rapporto con gli Este. Dopo la morte del marito, avvenuta nel 1563, si dedica alla gestione dei suoi possedimenti, senza lasciare eredi. Maria è elogiata per la sua bellezza, la sua cultura e il suo impegno civile da numerosi poeti del suo tempo: Garcilaso de la Vega le indirizza un sonetto, Illustre honor del nombre de Cardona, in cui la definisce «dècima moradora de Parnaso»; Giovan Battista Pino ne tesse le lodi nel poemetto Il Triompho di Carlo Quinto («oh, de la stirpe e il nome di Cardona/ Maria, ch’è degno onor del secol nostro,/ di cui la fama rimbombando suona/per ciascun clima quanto fa nel vostro./Febo per udir lei spesso abbandona/ de la sua cara Delo il degno chiostro,/ e sguardandola poi dal ciel, la via/ qual Fetonte, talor lassa et oblia»); Mario di Leo nel secondo canto del poema Amor prigioniero elogia la sua bellezza paragonandola a Latona; Ortensio Lando le indirizza un panegirico in cui fornisce un ritratto ideale di donna umile, temperante e amante della verità, esaltandone in particolare gli occhi («gli occhi sono lucenti, neri, alquanto lunghetti, vivaci, e pieni di somma letizia»); Giovanni Andrea Gesualdo e Marco Antonio Delli Falconi le dedicano rispettivamente Il Petrarcha e il Trattato sull’incendio di Pozzuoli.
Iconografia
1. Medaglia di bronzo, Napoli, Museo di Capodimonte; 2. Medaglia di bronzo, Berlino, Münzkabinett
Autore scheda
Angelo Chiarelli
Data creazione scheda
28.04.24
Revisore scheda
Serena Mauriello,
Priscilla Santoro
Data revisione scheda
07.01.26
Stato della scheda
Revisionata






