D’Avalos Piccolomini Costanza

Varianti del nome

Costanza (o Gostanza) D’Avala

Data di nascita

1503 ca.

Luogo di nascita

Napoli

Data di morte

1575

Luogo di morte

Napoli

Breve biografia

Figlia di Innico II d’Avalos, primo marchese del Vasto, e di Laura Sanseverino. Trascorre l’infanzia e l’adolescenza nella corte ischitana degli Avalos a stretto contatto con l’omonima zia Costanza d’Avalos che le fa impartire una raffinata educazione letteraria, in virtù della quale si avvicina alla migliore tradizione petrarchesca. Nel 1517 sposa il terzo duca d’Amalfi, Alfonso II Piccolomini, rampollo di una famiglia con la quale gli Avalos si relazionano sin dalla fine del XV secolo. La vita della coppia non è felice: Alfonso, infatti, oltre a tradire ripetutamente la moglie, come attestano le cronache contemporanee, commette numerosi errori politici che incrinano irrimediabilmente il rapporto con Carlo V, a lui inizialmente tanto favorevole da eleggerlo maestro giustiziere del regno di Napoli. Le conseguenze di questi sbagli incidono profondamente sui rapporti politici intrattenuti dalla moglie, proveniente da una famiglia tradizionalmente legata alla corona spagnola. Le tensioni matrimoniali e la perdita dei due figli la spingono verso le posizioni mistico-ascetiche di Juan de Valdès che negli anni ’30 per sfuggire ai sospetti delle autorità religiose spagnole aveva trovato rifugio a Napoli. Forse è Vittoria Colonna, con cui la poetessa instaura uno stretto legame sin dagli anni giovanili, ad avvicinarla alle riflessioni del raffinato spiritualismo valdesiano «insofferente di ogni autorità normativa, estraneo a qualsiasi discettazione dogmatica e aperto ad un suggestivo soggettivismo religioso, destinato a far presa sulle élites». Un mistico senese, Bonsignore Cacciaguerra, rappresentante di un ascetismo particolarmente rigoroso, la descrive, in un exemplum divulgato fra i suoi seguaci, come una devota capace di accettare con esemplare rassegnazione la volontà di Dio; il vescovo di Bitonto Cornelio Musso rimane, invece, ammirato dalla forza d’animo con cui sopporta la morte del secondogenito Innico, quarto duca d’Amalfi, di poco successiva a quella dell’altro figlio Pompeo, vescovo di Tropea. La sua rinnovata religiosità trova espressione nei pochi sonetti a noi pervenuti, in cui affronta alcuni dei temi ricorrenti nella cultura del tempo. I suoi versi contaminano la formazione petrarchesca giovanile e la spiritualità maturata in età adulta. Il suo dissenso religioso è testimoniato dai versi che compone in occasione della morte di Irene di Spilimbergo (avvenuta nel 1559) e Ippolita Gonzaga (deceduta di parto nel 1563). Dopo la scomparsa del marito, avvenuta nel 1559, si ritira nel monastero di Santa Chiara, dove trova conforto nella vicinanza della figlia Beatrice, donna di alta spiritualità, affetta da gibbosità.

Totale componimenti disponibili - Tipologia e metro

6 componimenti, tutti sonetti

Sonetti

6

Presenza in antologia

Presenza in edizioni di opere di altri autori

Colonna, 1558 (ultime pagine non numerate)

Fonti

Autore scheda

Angelo Chiarelli

Data creazione scheda

28.04.24

Data aggiornamento scheda

04.08.25

Revisore scheda

Serena Mauriello

Priscilla Santoro

Data revisione scheda

07.01.26

Stato della scheda

Revisionata

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