Campiglia Maddalena

Data di nascita

13 aprile 1553

Luogo di nascita

Vicenza

Data di morte

28 gennaio 1595

Luogo di morte

Vicenza

Breve biografia

Maddalena Campiglia nasce il 13 aprile 1553 a Vicenza dall’unione tra Polissena Verlato, ancora sposata nel momento della relazione, e Carlo Campiglia, vedovo con due figli. La relazione illegittima causa non poco scandalo nella Vicenza dell’epoca, tanto che Carlo Campiglia si preoccupa di riconoscere i tre figli nati dalla relazione extraconiugale – la terza dei quali Maddalena – poco prima del matrimonio con Polissena, avvenuto soltanto nel 1565. Maddalena Campiglia riceve una ricca istruzione conforme a quella impartita alle ragazze di famiglia nobile: letteratura, poesia e musica, tanto che in una lettera del 1588 a Francesco Melchiori D’Oderzo, dopo aver chiesto un suo parere riguardo un madrigale e un sonetto, accennerà, non senza qualche rimorso, ai tempi in cui suonava «le viole e gli liuti e gli arpicordi», messi da parte in favore della scrittura (Ultsch, 2005b: 369).

La famiglia Campiglia appartiene all’aristocrazia cittadina ed è imparentata alla lontana con i Gonzaga (Ultsch, 2005b: 352). Grazie al matrimonio di Elena Campiglia, sua cugina, con il marchese Guido Sforza Gonzaga, ha la possibilità di frequentare un piccolo salotto letterario ad Albettone, dove conosce Curzio Gonzaga, amico e protettore (Puccini, 2018a: 2).

Carlo Campiglia si preoccupa della sorte della figlia, tanto da redigere tre testamenti, l’ultimo dei quali le assegna una cospicua dote che, nel caso non si fosse sposata dopo i venti anni, sarebbe aumentata di cento ducati l’anno fino al compimento dei venticinque anni. Il peso economico di questa possibilità sollecita i due fratelli di Campiglia a farle contrarre un matrimonio vantaggioso (Mantese, 1967: 116).

Nel 1576 si sposa con un nobile locale, Dionisio Colzè, ma già all’inizio degli anni Ottanta, torna nella casa paterna. Il matrimonio non viene mai dissolto ufficialmente. Nessun documento d’archivio riporta le reali motivazioni della separazione e Colzè non sembra opporsi alla decisione della moglie, l’unico terreno di scontro è la pretesa legale di Colzè sulla dote di Campiglia, di cui riuscirà ad ottenere la metà, per un valore di 3100 ducati (Mantese, 1967: 122). Campiglia si opporrà alla decisione, come dimostra il testamento dove la poetessa nega a Colzè ogni diritto sulla sua eredità.

Maddalena Campiglia non prende i voti, come sarebbe stato auspicabile per una donna nella sua condizione in quell’epoca, anche se rimane aperta la questione riguardo la sua presunta appartenenza alle Terziarie Domenicane testimoniata da Bernardo Morsolin nel 1882, ma che non è avvalorata oggi da alcuna testimonianza documentale (Puccini, 2018a: 3).

Dedica il resto della vita a questioni letterarie e spirituali, oltre che alla scrittura. Negli anni successivi alla fine del matrimonio Campiglia pubblica le opere maggiori: Discorso sopra l’Annonciatione della Beata Vergine e la Incarnatione del S. N. Giesù Christo (1585), la favola boschereccia Flori (1588) e l’ecloga Calisa (1589).

Dal 1589 alla morte, nel 1595, Campiglia compone poesie d’occasione e devozionali pubblicate in antologie, contribuisce alla seconda edizione del Fidamante (1591) di Curzio Gonzaga, con trentasei ottave in apertura dei trentasei canti che compongono l’opera e, sempre per Curzio Gonzaga, compone un’epistola dedicatoria in apertura alla sua commedia Gl’inganni (1592, per cui Sampson, 2007: 67).

Abbiamo notizia di una Vita di Santa Barbara, perduta, ma menzionata e commentata in un sonetto non datato di Angelo Grillo, che con Campiglia coltiva un rapporto epistolare.

Dopo la separazione da Colzè, Maddalena Campiglia coltiva una vita sociale attiva e libera, anche grazie alla peculiare situazione nuziale in cui si trova. La poetessa vicentina intrattiene rapporti stretti con l’Accademia Olimpica di Vicenza, tanto che l’unico dipinto che abbiamo di Maddalena Campiglia sembra essere stato realizzato in ambito accademico: è infatti attribuito ad Alessandro Maganza, figlio dell’accademico Giambattista (Ultsch, 2005b: 353). Campiglia intrattiene una fitta rete epistolare con alcuni dei principali intellettuali dell’epoca (Ultsch, 2005b: 353), tra cui Angelo Grillo (1550-1629), Curzio Gonzaga (1530-1599), Orsatto Giustinian (1538-1603), Luigi Groto (1541-1585), Bernardino Baldi (1541-1585) e Torquato Tasso (1544-1595).

Interessante è anche il legame con Virginio Orsini e sua moglie Flavia Peretti, la cui corte, a Bracciano, diviene centro di una fervente attività artistica, specialmente per quanto riguarda musica e poesia. Tra le presenze più interessanti si possono menzionare quella degli ex membri della cosiddetta “Camerata”, dell’Accademia degli Alterati e di altri circoli accademici. Tra di essi spicca il compositore Luca Marenzio, che sarà in contatto con Maddalena Campiglia, come dimostra la lettera della poetessa che, risalente al 1588 al maestro di casa Velleio Velo, testimonia il coinvolgimento di Marenzio nella scrittura della musica per un dramma pastorale Flori. Campiglia desiderava che Marenzio arrangiasse due madrigali scritti per il suo dramma pastorale Flori. I versi, che formano l’acrostico Isabella e Curtio G[onzaga] sono inclusi in questa lettera (Morucci, 2015: 54).

Nel testamento la poetessa, oltre a donare una cospicua parte della sua eredità ai conventi vicentini di Aracoeli, Santa Maria Nuova e San Domenico, esprime la volontà di essere seppellita insieme alla badessa Giulia Cisotta presso la chiesa di Santa Maria d’Araceli a Vicenza, volontà che verrà rispettata alla morte nel 1595, dopo una lunga malattia che la priva della vista, come testimoniato da una lettera di Muzio Manfredi. Al contrario non verrà ascoltata la richiesta di revisione e pubblicazione dei suoi manoscritti inediti rivolta a Carlo Gonzaga e Orsatto Giustinian (Ultsch, 2005b: 353).

Quanto ai rapporti con il club dei pavanisti vicentini e la frequentazione del circolo letterario di Villa Eolia di Costozza di Longare (VI), proprietà del conte Francesco Trento, bisogna notare che si tratta di un’esperienza importante per la coltivazione dei rapporti con letterati e letterate di prim’ordine nella scena culturale vicentina, tra i quali il pittore e poeta rusticale Giovan Battista Maganza, detto Magagnò, Luigi Groto ed Issicratea Monte. Da menzionare, in tal senso, due prove poetiche in pavano di Campiglia, edite nella Quarta parte delle Rime alla rustica di Menon (Agostino Rava), Magagnò (Maganza) e Begotto (Marco Thiene) (Venezia 1583): il sonetto caudato Parona das che Dio v’ha vogiù dare (ff. 115-117) e il sonetto tradizionale Cenzo le nuove Tose de Sgnichona (f. 128), in risposta a un precedente sonetto di Cenzon. Risulta attualmente perduta la corrispondenza poetica, verosimilmente anch’essa in pavano, intrattenuta con Issicratea Monti, menzionata da Luigi Groto nella lettera del 12 gennaio 1583 (ad Issicratea Monti, per la quale cfr. Groto, 2007: 337-8). Relativamente ai rapporti intrattenuti con il fervente ambiente veneziano, sono da menzionare i due sonetti indirizzati a Celio Magno, esponente di spicco del circolo Ca’ Venier, rinvenuti tra le carte del ms. Marciano. La relazione con Magno fu probabilmente mediata da Orsatto Giustinian, intimo amico tanto di Celio quanto di Campiglia (Costanza, 2025).

Totale componimenti disponibili - Tipologia e metro

72 componimenti, di cui 32 sonetti, 4 madrigali, 36 ottave, 1 sestina, 1 stanza isolata di canzone

Sonetti

32

Madrigali

4

Ottave/Strambotti

36

Sestine

1

Altri metri

1 stanza [O del ciel Musa eletta, Campiglia, 1585: 91]

Manoscritti

Roma, Archivio Storico Capitolino, I-Rasc, prima serie, filza 342/2, f. 297 [1 lett., 2 madr.]

Roma, Archivio Storico Capitolino, I-Rasc, Archivio Orsini, b. 343/1 ff. 33-35 [1 lett.]

Roma, Archivio Storico Capitolino, I-Rasc, Archivio Orsini, b. 342/1 f. 61 [1 lett.]

Modena, Biblioteca Estense Universitaria, Fondo Campori, 143 – γ.F.5.25 [argomenti al Fidamante di Gonzaga]

Presenza in antologia

Menon, Magnò, Begotto, 1583 [2 son.]

Ichino, 1589: 69 [1 son.]

Bergalli, 1726b: 37 [5 son., 1 sest.]

Cox, 2013: 238-9, 281, 389 [4 son.]

Presenza in edizioni di opere di altri autori

Ducchi, 1586: 15-7 [4 son.]

Zarrabbini, 1586: 140-2 [4 son.]

Calderari, 1588: 12 [2 son.]

Baldi, 1589: 10 [1 son.]

Grillo, 1589: 28 [1 madr.]

Gonzaga, 1591a: 2, 7, 13, 17, 23, 29, 35, 38, 46, 52, 57, 64, 69, 75, 82, 88, 94, 101, 107, 114, 121, 128, 133, 139, 146, 152, 159, 165, 172, 179, 187, 195, 203, 210, 218, 227 [36 ott.]

Gonzaga, 1591b: 246-7 [1 son., 1 sest.]

Gonzaga, 1592: 2-8 [1 lettera dedicatoria]

Ducchi, 1607: 10-2 [4 son.]

Altre opere

Discorso sopra l’Annonciatione della Beata Vergine e la Incarnatione del S. N. Giesù Christo [1585]

Flori, favola boschereccia [1588] Lettere

Calisa, egloga, 1589

Edizioni moderne di altre opere

Sartori, 1991 [estratti]

Perrone, 1996

Campiglia, 2004 [ed. bilingue]

Campiglia, 2012 [ed. integrale]

Cox, 2013 [estratti in lingua originale con traduzione inglese]

Iconografia

1 ritratto [Puccini, 2018a: 10]

Fonti

Bronzini, 1624: 36-7; Calvi, 1779: 224-9; Campiglia, 1585: 8, 91-9; Campiglia, 1588: 150-77; Campiglia, 1589: 11,15; Della Chiesa, 1620: 242; Grillo, 1589: 171, 196, 216; Grillo, 1592: 105; Gonzaga, 1591a: 226; Gonzaga, 1591b: 165, 182; Ichino, 1589: 69, 74; Manfredi, 1594: 74; Manfredi, 1606: 194.

Autore scheda

Serena Mauriello, Laura Costanza

Data creazione scheda

27.05.25

Data aggiornamento scheda

05.01.25

Revisore scheda

Priscilla Santoro

Data revisione scheda

08.01.26

Stato della scheda

Revisionata

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